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MARX E IL PLUSVALORE

 MARX E IL PLUSVALORE  Marx nel saggio intitolato Il capitale (forse la sua opera più importante, pubblicata nel 1867) interpreta il concetto di salario e lavoro la nota teoria del plusvalore. La teoria del plusvalore  Semplificando, il fulcro di questa teoria è che il salario non costituisce il corrispettivo della ricchezza che il lavoratore produce con la sua attività, ma solo la cifra con cui il capitalista compra la sua forza-lavoro, ossia la sua disponibilità a lavorare. Per spiegarci con un linguaggio a noi più viCino, un operaio che riceva un compenso orario di 20 euro, in realtà in tale arco di tempo produce merci per un valore superiore, poniamo di 100 euro: la somma che non gli viene corrisposta (80 euro) viene "intascata' dal datore di lavoro, che provvederà a reinvestirla parzialmente. Il "plusvalore pertanto, designa quel "sovrappiù" di valore che il lavoratore è in grado di realizzare, in un tempo determinato, grazie alla sua attività, ma di cui è ...

IL MERCATO DEL LAVORO

IL MERCATO DEL LAVORO Cosi come si parla di "mercato della casa" o di "mercato dell'auto" per indicare gli scambi che hanno per oggetto, rispettivamente, i beni immobili e le automobili, allo stesso modo si può parlare di mercato del lavoro per riferirsi agli scambi che hanno per oggetto qualunque forma di prestazione lavorativa. Alla base di questo concetto sta un'altra importante acquisizione della modernità, ovvero la nozione di lavoro salariato.  Per noi può essere un fatto scontato che chi presta la propria opera per una qualsiasi attività riceva in cambio una retribuzione in denaro, che potrà poi spendere, almeno teoricamente, a proprio piacimento. Non sempre, però, è stato così. Lo schiavo antico, ad esempio, appartenendo di fatto al proprietario che l'aveva acquistato, ne dipendeva integralmente, anche per quel che riguardava le condizioni materiali di vita: era il "padrone" a procurargli il cibo, il riparo e ciò che era necessario a so...

LA DISOCCUPAZIONE

 LA DISOCCUPAZIONE  Se è facile spiegare che cosa sia il tasso di disoccupazione e calcolarne l'entità, più complesso, paradossalmente, è dire che cosa sia la disoccupazione. In generale, possiamo definirla come la condizione degli individui che, pur essendo idonei a svolgere un'attività lavorativa e desiderosi di lavorare, non trovano un'occupazione. Tuttavia la connotazione negativa che il termine assume in questa definizione (disoccupazione come un male, come un problema) è relativamente recente, e non solo nel caso italiano. La stessa evoluzione semantica, infatti, si riscontra anche in altre  lingue: in inglese, ad esempio, il termine unemployed, che traduciamo con "disoccupato", originariamente designava semplicemente "colui che non lavora", indipendentemente dal fatto che cercasse o meno un'occupazione. Queste oscillazioni di significato sono dovute principalmente a due fattori: primo, il fatto che la disoccupazione come problema sociale è un ...

VIVERE IN UN MONDO GLOBALE

 LA GLOBALIZZAZIONE è UN BENE O UN MALE? La globalizzazione è un fenomeno che suscita dibattiti e prese di posizione spesso contrastanti.  La percezione del mutamento rapido e radicale che il mondo sta attraversando è avvertita, in misura più o meno elevata, da tutte le persone, e per questo diventa fonte di interrogativi e valutazioni.  Ci si chiede, quali effetti porterà alla vita degli individui questo mutamento di proporzioni mondiali, e se gli svantaggi sopravanzeranno i benefici oppure no.  Da un lato, la realtà di un mondo spazialmente più compatto, in cui le distanze sono accorciate e la mobilità di cose, persone e idee si sviluppa con estrema facilità, è indubbiamente vista con simpatia.  Lo sviluppo delle tecnologie della comunicazione e le straordinarie opportunità che esse offrono in termini di accesso tutte le informazioni e di operatività generano l'idea di una "comunità" mondiale, in cui le domande più importanti possano essere finalmente affronta...

LA GLOBALIZZAZIONE CULTURALE

UN MONDO MCDONALIZZATO La dimensione della globalizzazione forse più familiare a tutti noi è però quella culturale.  Con l'espressione globalizzazione culturale" si allude al fatto che oggi in parte del mondo, le persone condividono "conoscenze, norme e modelli di comportamento, usi e costumi  ciò che nel linguaggio antropologico si chiama "cultura".  E l'omogeneizzazione tocca anche i prodotti della cosiddetta cultura "alta": letteratura, arti figurative, musica e cinema, parlano oggi, in ogni parte del mondo, i medesimi linguaggi.  Si tratta di un fenomeno che è costantemente sotto i nostri occhi, ma di cui non ci prendiamo coscienza finché non va a contraddire apertamente le nostre aspettative.  La cultura che si diffonde e domina nel mondo globalizzato è quella occidentale, in particolare di matrice statunitense.  Il sociologo statunitense George Ritzer  ha parlato in proposito di “macdonaldizzazione” del mondo, designando, con tale espressione...

LA GLOBALIZZAZIONE POLITICA

LO SPAZIO TRANSNAZIONALE  La storia dell'età moderna ha avuto come protagonisti gli Stati nazionali, assurti progressivamente a soggetti principali della vita politica, e le reciproche relazioni tra essi.  Nel mondo globalizzato ovviamente gli stati continuano a esistere ma la loro presenza è "temperata", per così dire, da una serie di fenomeni in grado di ridimensionarne il loro ruolo di attori principali sulla scena mondiale.  Il più importante di questi fenomeni è la nascita di uno spazio pubblico "transnazionale", ovvero di uno spazio in cui vengono affrontate questioni di grande interesse collettivo che richiedono per la loro definizione e possibile risoluzione, l'intervento di organismi che trascendono le singole sovranità statali.  Sono di tale natura problemi come la tutela del pianeta e la salute dei suoi abitanti, la sicurezza e la pace mondiale, la povertà e la tutela dei diritti umani.  La presa di coscienza di tali domande, maturata progressivam...

I DIVERSI VOLTI DELLA GLOBALIZZAZIONE

 LA GLOBALIZZAZIONE ECONOMICA LE MULTINAZIONALI  L'idea di un'economia mondiale è in qualche modo intrinseca al capitalismo industriale, che necessita, per sua natura, di un mercato sempre più ampio per lo smercio dei prodotti.  Per questa ragione, già nei secoli XIX e XX si era assistita a un progressivo processo di liberalizzazione degli scambi tra i paesi industrializzati, tramite l'abbattimento delle barriere protezionistiche dei singoli Stati e la successiva creazione di vaste aree per la libera circolazione di merci e capitali .  A queste iniziative, che si collocano nella globalizzazione comimerciale" - ossia un'espansione a livello mondiale della distribuzione dei prodotti-, si è sovrapposta nei decenni del XX secolo, una vera e propria 'globalizzazione produttiva ", ossia la tendenza, da parte delle imprese, ad allentare i legami con lo Stato nazionale di appartenenza per" frammentare "la propria presenza in varie aree del mondo.  Le pri...