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LA MEGLIO GIOVENTU

 LA MEGLIO GIOVENTU https://it.wikipedia.org/wiki/La_meglio_giovent%C3%B9

DOAMNDE

 DOMANDE P.520  La legge della domanda e dell'offerta può valere per il mercato del lavoro? Il mercato del lavoro è l'insieme delle contrattazioni che hanno per oggetto la domanda e l'offerta del lavoro, in qualunque settore economico. Secondo Say, la legge della domanda e dell'offerta governa ogni tipo di mercato. Cosa si intende per legge bronzea dei salari? Legge in base alla quale la possibilità di rialzo dei salari è frenata, anche nelle fasi più favorevoli ai venditori di forza-lavoro, da una possibilità pressochè illimitata di reperire nuova manodopera. Quali sono gli indicatori di base del mercato del lavoro? Gli indicatori di base sono: la popolazione in età lavorativa (fascia di popolazione dall'età compresa tra la minima e la massima prevista per svolgere un'attività retribuita e quindi far parte del mondo del lavoro.), la popolazione attiva (quota della popolazione in età lavorativa che svolge effettivamente un'attività retribuita o è disponibile...

IL LAVORATORE OGGI

C’ERA UNA VOLTA LA CLASSE LAVORATRICE Con l'affermarsi dell'industrializzazione e del lavoro salariato, in occidente aveva preso forma un nuovo Soggetto sociale: la classe lavoratrice. Con questa espressione, apparentemente generica e poco significativa, si deve intendere l'insieme di tutti quegli individui per i quali il lavoro costituisce l'unico potenziale mezzo di guadagno, in assenza di altre fonti di ricchezza (rendite fondiarie, patrimoni familiari e così via). Tale condizione, oggi comune a molte persone e di per sé non carica di implicazioni negative, agli inizi del processo di industrializzazione assunse connotazioni contare solo sul proprio lavoro per vivere era sovente il misero epilogo di un processo di impoverimento che trasformava contadini, artigiani, piccoli bottegai e altre private dei tradizionali mezzi di sostentamento in operai salariati costretti ad accettare miseri compensi, sufficienti appena a garantire loro la sopravvivenza. Per designare quest...

C’ERA UNA VOLTA IL POSTO FISSO

C’ERA UNA VOLTA IL POSTO FISSO Con una generalizzazione piuttosto legittima, si può affermare che fino agli anni Ottanta del Novecento il mondo del lavoro europeo è stato caratterizzato da un elevato grado di stabilità. Ciò significa che, di norma, un lavoratore era assunto a tempo indeterminato da un'azienda, all'interno della quale compiva una graduale, e tendenzialmente lenta, progressione di carriera fino al pensionamento; i cambiamenti radicali di attività costituivano insomma un'eccezione. A garantire questa stabilità lavorativa contribuiva anche la legislazione sociale dei vari paesi, impegnata a tutelare con apposite norme la sicurezza del posto di lavoro contro la possibilità di licenziamenti e mobilità. Questa situazione, agevolata da una congiuntura economica favorevole, ha cominciato a modificarsi alla fine del secolo scorso, quando l'espansione dei mercati nazionali, conseguente alla globalizzazione, ha implicato un acuirsi della concorrenza tra le aziende,...

VERSO UN LAVORO PIÙ FLESSIBILE?

VERSO UN LAVORO PIÙ FLESSIBILE? Verso gli anni Ottanta del secolo scorso la soluzione keynesiana al problema della disoccupazione è stata messa in discussione, e nell'ambito della riflessione sul lavoro e sull'occupazione è emerso un nuovo concetto: quello di flessibilità. UNA NOZIONE CONTROVERSA "Flessibilità" è un termine che, in generale, indica la capacità di qualcuno o qualcosa di adattarsi facilmente a contesti o situazioni differenti; per estensione, può indicare anche docilità, malleabilità, disponibilità al cambiamento. In riferimento al lavoro, la flessibilità indica una situazione in cui le varie caratteristiche dell'attività lavorativa  non sono stabili ma soggette a cambiamenti e fluttuazioni. Alcuni studiosi distinguono tra flessibilità del lavoro e flessibilità dell'occupazione. Di fatto, è stato quest'ultimo aspetto a diventare preponderante nell'accezione comune e nel dibattito degli specialisti. Vediamo allora in che cosa consiste e q...

MARX E IL PLUSVALORE

 MARX E IL PLUSVALORE  Marx nel saggio intitolato Il capitale (forse la sua opera più importante, pubblicata nel 1867) interpreta il concetto di salario e lavoro la nota teoria del plusvalore. La teoria del plusvalore  Semplificando, il fulcro di questa teoria è che il salario non costituisce il corrispettivo della ricchezza che il lavoratore produce con la sua attività, ma solo la cifra con cui il capitalista compra la sua forza-lavoro, ossia la sua disponibilità a lavorare. Per spiegarci con un linguaggio a noi più viCino, un operaio che riceva un compenso orario di 20 euro, in realtà in tale arco di tempo produce merci per un valore superiore, poniamo di 100 euro: la somma che non gli viene corrisposta (80 euro) viene "intascata' dal datore di lavoro, che provvederà a reinvestirla parzialmente. Il "plusvalore pertanto, designa quel "sovrappiù" di valore che il lavoratore è in grado di realizzare, in un tempo determinato, grazie alla sua attività, ma di cui è ...

IL MERCATO DEL LAVORO

IL MERCATO DEL LAVORO Cosi come si parla di "mercato della casa" o di "mercato dell'auto" per indicare gli scambi che hanno per oggetto, rispettivamente, i beni immobili e le automobili, allo stesso modo si può parlare di mercato del lavoro per riferirsi agli scambi che hanno per oggetto qualunque forma di prestazione lavorativa. Alla base di questo concetto sta un'altra importante acquisizione della modernità, ovvero la nozione di lavoro salariato.  Per noi può essere un fatto scontato che chi presta la propria opera per una qualsiasi attività riceva in cambio una retribuzione in denaro, che potrà poi spendere, almeno teoricamente, a proprio piacimento. Non sempre, però, è stato così. Lo schiavo antico, ad esempio, appartenendo di fatto al proprietario che l'aveva acquistato, ne dipendeva integralmente, anche per quel che riguardava le condizioni materiali di vita: era il "padrone" a procurargli il cibo, il riparo e ciò che era necessario a so...